8 Maggio 2018
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In base alla classificazione fisiologico – biomeccanica proposta dal Prof. A. Dal Monte nel 1983, il tiro con l’arco è stato classificato come una attività sportiva di destrezza con un impegno muscolare di media entità a scopo posturale e direzionale. Nel campo delle discipline sportive la “destrezza” viene definita come la capacità di compiere determinati movimenti nel modo più preciso, rapido e armonico, e questo deve avvenire nel tiro con l’arco utilizzando una discreta forza muscolare. Nel tiro con l’arco, infatti, la propulsione della freccia è affidata all’energia che l’uomo cede all’arco flettendolo. In questa particolare attività, quindi, l’impegno muscolare principale e costituito dalla tensione dell’arco, che comporta l’impiego di una certa forza muscolare. Per definire meglio il carico che può comportare la trazione della corda di un arco, bisogna pensare che, al momento di scoccare la freccia, alcuni archi possono arrivare a un carico anche di 23 kg e oltre. Il gesto atletico vero e proprio del tiro con l’arco si estrinseca, pertanto, sotto il profilo biomeccanico, attraverso il mantenimento di una postura richiedente un impegno considerevole di forza muscolare durante la mira, e nel rilascio della corda (tiro) con particolare caratteristica di calcolo direzionale allo scopo di inserire la freccia in una traiettoria ben determinata. E’ anche vero che questo tipo di valutazione corrisponde alla specialità dell’arco ricurvo (olimpico e arco nudo), in quanto vi sono delle variabili di cui tener conto in altre specialità che fanno sempre capo alla Federazione Italiana Tiro con l’Arco. Nella specialità di tiro con l’arco “compound” per esempio, la presenza di particolari attrezzature inserite nei flettenti (carrucole) permette di ridurre sino al 70-80% il lavoro che la muscolatura impegnata nello sforzo deve applicare per sganciare la freccia. In tali archi, infatti, avviene il contrario di quanto avviene nell’arco tradizionale, in quanto all’inizio della trazione abbiamo il carico massimo, che si riduce notevolmente al momento di scoccare la freccia. Al rilascio della corda, le carrucole restituiranno l’energia immagazzinata, che tornerà completa al momento in cui la freccia lascerà la corda. Questo, unitamente all’uso di un mirino dotato di lente e al fatto che il rilascio della corda non è affidato alle dita della mano, ma a una specie di grilletto che comanda un cordino che tende la corda (sgancio meccanico), rende molto meno rilevante l’impegno muscolare rispetto all’arco ricurvo, incrementando la componente neuro-muscolare e posturale.
Nel tiro con l’arco coesistono pertanto varie capacita motorie:
– la forza, intesa come quella capacità fisica che permette di vincere o di opporsi ad una resistenza attraverso la tensione muscolare;
– la velocità o rapidità, che, nonostante quello che generalmente si pensa, non esprime la capacita di correre velocemente, anche se ne rappresenta un aspetto. La velocità o rapidità si identifica con la capacita di realizzare azioni motorie in un tempo minimo;
– la resistenza, che può essere definita come la qualità che permette di resistere alla fatica;
– le capacita coordinative o percettivo – cinetiche, che sono quelle capacita motorie che permettono l’organizzazione e la regolazione del movimento in maniera appropriata al compito da eseguire